Critica

2013  

Nel lavoro di Rosabianca Cinquetti un elemento, essenziale, è la luce, co-presenza, anzi forse più ancora indispensabile supporto, dell’immagine stessa che illumina e riflette. Luce che ha richiesto certamente all’artista lungo, paziente studio e sapiente tecnica per trasferirla sulla tela.

Simona Taccani, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti – Acciaio

Qui pentole, coperchi e colapasta, nel lucido cromatismo dell’acciaio, diventano il codice narrativo attraverso il quale Rosabianca ricostruisce il personale mondo di affetti e relazioni famigliari, proiettandolo fuori di sé fino ad elevarlo a valore universale. La raffinata qualità tecnico espressiva consente di esasperare la nitidezza delle forme che catalizzano magicamente il mondo circostante, imprigionandolo deformato nelle lucide pareti a specchio, o entrando in relazione con esso in un ossessivo gioco di ombre.

Carmela Perucchetti, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti - Acciaio

2010  

 Le bambole, espressione enigmatica dell'infanzia, si accostano in una serie di dipinti all'uovo, così come gli sguardi, carichi di interrogativi. È il momento in cui il simbolismo di Rosabianca, nato attorno al desiderio di raccontare le vite che crescono autonomamente, in mezzo agli interrogativi e alle incertezze, si fa più inquietante e più difficile da decifrare. Bambola e uovo diventano i due termini di confronto attraverso i quali rimbalza il tema della vita e della morte, del passaggio da una fase all'altra dell'esistenza, cosa che implica sempre una crescita e una conquista, ma anche una dolorosa perdita e un faticoso distacco.Sono emozioni osservate, contemplate e controllate, sono brandelli di vita e di aspettative, di desideri e di paure, come se attraverso la pittura Rosabianca potesse padroneggiare quel mondo misterioso che è il nostro inconscio e il nostro destino. Per questo il suo procedimento per ogni dipinto è lungo e complesso, e non potrebbe essere altrimenti. Per poter controllare tutto quel magma interiore al quale lei guarda con coraggio e determinazione, c'è bisogno di tempo, di far decantare, e lei il tempo se lo prende grazie alla pittura. Non a caso quando parla dei suoi dipinti racconta di “un corpo a corpo” con la tela, non a caso parla della sua ansia di perfezionismo che non ammette deroghe o sbagli, non a caso racconta di una vera e propria fatica fisica nel portare a termine ogni opera, e l'inizio passa per un rigoroso progetto grafico. Il reale, da un certo punto in poi nel suo percorso, non è più quello che casualmente appare alla vista solo aprendo gli occhi.

Camilla Bertoni, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti – Nuovamente

E il viaggio interiore ha inizio: le uova sono idee, stati d’animo, emozioni, genialità, genitalità, ovulazioni, fecondità e maternità, viaggio all’interno del proprio corpo e dei misteri delle stagioni della vita femminile, viaggio nelle profondità dei sogni e delle tenebre da cui tralucono bagliori, cercando di attraversare la pesantezza degli schemi e degli obblighi, di spogliarsi delle rigidità che il collettivo ci impone, con una dolcezza e una fermezza che rendono Rosabianca donna di sapiente bellezza.

Giulia Valerio, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti – Nuovamente

2009  

Uova. Drappi. Volti. Occhi. Elementi del reale ripresi da un’indagine ai limiti dell’esasperazione tecnica, nella pulizia di una pittura che rivela ogni dettaglio possibile, sgranandolo nello spazio, amplificando in modo perentorio il loro ruolo di protagonisti assoluti su cui si deve concentrare lo sguardo. La pittura di Rosabianca Cinquetti trova qui la sua ragione, nello sviluppo coerente di un percorso mentale che, negli anni, ha portato l’artista a soffermarsi su temi diversi, sugli oggetti con cui entra in relazione quotidiana, nella sua vita di donna e di madre, interpretandoli e fissandoli sulla tela come metafore di altro, di pensieri, sentimenti ed emozioni.Nulla di più astratto, nella sua pittura reiterata di oggetti casalinghi, minuziosamente raccontati in cicli sorprendenti per finitezza e rigore: ogni pentola, uovo, bambola diviene, nella trasposizione pittorica, tessera del mosaico di una vita e dell’enigma che la accompagna, nella ripetizione di gesti, di consuetudini che solo un’osservazione disincantata, apparentemente fredda ma in realtà carica di partecipazione emotiva, può ricollocare al posto che le compete.È uno sforzo grandioso, quello che l’artista compie per allontanare da sé l’oggetto, farlo suo nell’atto pittorico, isolato e ingrandito, ricollocandolo nel proprio universo interiore per poi restituirlo a noi, carico di questa forza infinita, da freddo dato reale ad emblema di vita.

Carmela Perucchetti, tratto dalla brochure Il rosso e il nero

2003  

Le cose rappresentate nella loro riconoscibilità costituiscono la sicurezza della pittrice; dietro la quale avvertiamo l’ignoto, l’inquietudine a volte, l’enigma, come suggerisce lei stessa attraverso un titolo. Il suo sguardo è solo apparentemente lineare: in realtà vuole cogliere qualcosa che non è del tutto espresso, non è del tutto esplicitato, appare sotto le forme allegoriche delle figure che affollano la tela e danno forma all’iconografia; le figure ritornano, si ripetono. L’iterazione è la conferma del bisogno. Cinquetti non cerca mai fuori di sé: per questo trova tutto. Ma tutto diviene sapore di memoria, rinvio metafisico. Alla lindezza dell’immagine non corrisponde eguale chiarezza: Cinquetti cerca l’Altrove, vuole condurre l’immagine in quella dimensione, tra realtà e irrealtà (è questa, del resto, la via dell’iperrealismo) dove le cose sono quel che appaiono e divengono contemporaneamente frammenti di un’altra vita, simboli comprensibili, suggestioni che aprono spiragli inusitati: nella loro apparente immobilità, le stagioni sempre uguali portano allo sguardo immagini sempre diverse.

Mauro Corradini, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti - Viaggio nell’enigma

1994  

Compone le sue tele con un ripetere di gesti che sembrano da robot. Credo che anche faccia fatica, soffra, in quell’atmosfera propria di una gestante che espelle dalla pancia una cosa che riempie di gioia. C’è fatica e ossessione nella sua arte: mai calcolo, contratto con un successo o con l’effimero. Proprio per questo le tele sono qui uno specchio della personalità dell’artista e quindi anche della sua creatività.Ed allora in questa puzza d’umano può parlare persino uno che come me si occupa del comportamento dell’uomo e non di critica dell’arte e nemmeno della sua storia. Colgo nel gesto creativo di Rosabianca quel principio della naivetè che è stato proprio di un’epoca che ha richiamato la spontaneità, ma nello stesso tempo è tecnica ritmata dalla ossessività, dal bisogno di ripetere, quasi lo stereotipo delle sicurezze. Io no so definire il bello e non so diagnosticare l’arte, ma so identificare lo spontaneo rispetto all’artificiale e un gesto umano rispetto a quello di un attore.

Vittorino Andreoli, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti - Artespecchio

Perché sempre, siano pentole, coperchi, rubinetti, frigoriferi, lavatrici……, la Cinquetti non li dipinge mai nel momento del loro utilizzo, ma, sempre e invariabilmente, quando una quiete limbica li avvolge, e sono preda di un sonno che ricorda il già fatto ma non sa prevedere ancora se il fiato del mondo creato li avvolgerà. Sta in quest’aria sospesa, ai limiti dell’ineffabile e dell’eterno, il valore autentico di questa pittura. Il tenere le cose, e senza parere tutti coloro che quelle cose hanno usato, su un confine, in una zona nulla più che una convenzione, un segnale, che, tuttavia, rimanda a un’essenza. Ecco, il profumo, l’esile barbaglio, il lumeggiare serale di questa fragranza è il punto d’arrivo. Questo non dicibile che è il non rappresentabile, il procedere oltre i limiti dell’evidenza, il non voler lasciarseli sfuggire. Rosabianca Cinquetti si muove qui...

Marco Goldin, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti - Artespecchio

1991  

...sempre in cerca di ostinato rigore, è venuta infine approdando ad una sua particolare interpretazione di una pittura iperrealista ampiamente documentata e significativamente valutata in varie esposizioni pubbliche, ricevendone segnalazioni e riconoscimenti:un’iperrealismo libero, non drammaticamente esistenziale (come spesso è quello americano), anzi, felicemente aperto al canto poetico dell’oggetto, al suo affettuoso riconoscimento come testimone e amico della propria casa. Qui è, dunque, il timbro di quella sensibile “vibrazione dell’intimità” nell’amore della propria casa che bene caratterizza, per interne intenzionalità tonali e affettive, una riconoscibile”pittura al femminile”.

Dino Formaggio, tratto dal catalogo Pittura al femminile

1989  

...dirò subito che la Cinquetti non fa pittura iperrealista. Infatti anche se è indubbio che la griglia del linguaggio e gli apparati grammaticali fanno buon uso di tecniche riferibili a questa tendenza, è ben vero che il bersaglio della Cinquetti è di tutt’altro genere. La pungente “illustrazione” del mondo, tipica degli iperrealisti, che intende accostare fino all’estrema tangibilità della retina una realtà che così sconfina nell’allucinazione dello sguardo, non coincide affatto con la poetica della Cinquetti. Sarebbe sufficiente osservare come gli artisti d’oltreoceano, adepti di questa corrente, raggiungano un risultato di realtà e di allucinazione cancellando dall’esperienza del mondo e dalla sua visione la categoria del tempo: sia quello empirico, sia quello segreto della coscienza. Ecco le ragioni di quel gelo che attraversa le loro opere come una lama di coltello. Il lavoro della Cinquetti si sviluppa, invece, secondo una traiettoria assolutamente opposta. Per lei l’esperienza del mondo e la sua visione esistono solo se innestati nel tempo e nella sua memoria, e l’allucinazione deriva dalla possibilità che anche dalla nebbia dell’io riaffiori la lucidità della visione. Non vi potrebbe essere nulla di più anti-iperrealista di questa concezione della pittura. 

Giorgio Cortenova, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti - I tempi della memoria

1986  

...c’è la condizione esistenziale di cui l’oggetto diventa partecipe, annullando o modificando sostanzialmente la sua trita immagine di elemento sussidiario e occasionale. Cosicché l’oggetto acquista un’anima, dei sentimenti, un linguaggio. Il problema è come coglierli ed evidenziarli. Non riuscendoci il dipinto si gela, scade a riproduzione piatta e “morta”, a fotografia; tutt’al più fotografia artistica, capace di suggestionarci, di abbagliarci, ma pur sempre prodotto tecnico, scientifico, e non opera scaturita dal genio creativo dell’uomo. Guardiamoli attentamente, con pensiero e sguardo aperti, sgombri da pregiudizi, gli oggetti sublimati sulla tela da Rosabianca Cinquetti. Sono “vivi” più di tanti paesaggi ripetitivi e “scontati”...

J. Pierre Jouvet, tratto dal catalogo Rosabianca Cinquetti - Quaderni “Artisti italiani d’oggi”



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